Ischia la storia dell'Isola verde - Pithecusa - Aenaria

La storia dell'Isola Verde

Importanti e numerosi sono gli studi condotti sull'evoluzione della vita nella nostra Isola e proprio recentemente è stato affermato che la comparsa dell'uomo sull'isola risale al periodo Neolitico. Ad avallare questa tesi contribuisce il ritrovamento di oggetti di selce e frammenti di ceramica avvenuto in località Cilento sul monte Vezzi. Altre schegge di selce e ossidiana sono state trovate a Citara (Forio) e a Lacco Ameno; al Castiglione, a Montevico e a Mezzavia sono state trovate molte ceramiche di uso casalingo appartenenti all'età del Bronzo e del Ferro. Nell'antichità, proprio per la sua configurazione geografica particolarmente favorevole, Ischia fu un'importante base marittima per i traffici commerciali, venendosi a trovare sulle principali rotte marittime seguite nel mar Tirreno per raggiungere i giacimenti minerari della Toscana. I primi coloni giunti a Ischia provenivano dalle regioni greche di Calcide ed Eritrea, nell'isola di Eubea, come affermarono gli storici Strabone e Tito Livio; quest'ultimo, in particolare, affermò che i Calcidesi, prima di fondare Cuma, si stabilirono sull'isola di Pithecusa..

Pithecusa

Ulteriori scoperte archeologiche hanno consentito di stabilire che Pithecusa, è la più antica colonia greca nel Mediterraneo occidentale; il promontorio di Monte Vico, con le sue coste a picco sul mare e con la parte alta abbastanza estesa e pianeggiante, costituì la zona più adatta per fondare una città. La sottostante pianura di San Montano fu adibita a Necropoli e, assieme alla spiaggia dei pescatori, divenne un centro abitato importante perché offriva riparo dai venti. A questa zona fu dato il nome di “Pithecusa”, nome dall'origine incerta visto che secondo alcuni Autori esso deriva da “Pitheci”, cioè scimmie, mentre secondo altri da “Pithoi” cioè vasi. Nella Necropoli sono state trovate oltre mille tombe, la maggioranza delle quali risalenti all'VIII e al VII secolo A.C. Esse sono state studiate inmaniera molto approfondita al fine di conoscere il grado di sviluppo raggiunto dalle popolazioni dell'epoca. Da tale studio è emerso che i tipi di sepoltura adottati erano due: a cremazione e inumazione; il corredo funerario generalmente era formato da una brocca per il vino, che serviva per spegnere il rogo del fuoco eterno, da una tazza per bere, da vasetti per profumi, ampolle per olio, anelli di argento e di bronzo, amuleti, sigilli da appendere al collo, ampolle che raccoglievano le lacrime versate dalle “Lacrimatrici”; raramente venivano deposti anche strumenti di lavoro. Per le civiltà dei popoli Italici e per gli Etruschi, Pithecusa fu importantissima: attraverso i contatti con i greci di Pitechusa gli italici conobbero per la prima volta la civiltà greca più evoluta e le sue conquiste, la coltivazione della vite e dell'olio, la ruota del vasaio e soprattutto la scrittura .

Gli Aragonesi

Importante da ricordare è Alfonso I d'Aragona che nel 1441 conquistò Ischia, insediò una colonia di 300 suoi fedeli sul castello d'Ischia determinando, così, l'introduzione della coltivazione del carrubo e del fico d'India portati dalla Sicilia. Per far fronte alle nuove e mutate esigenze della popolazione residente Alfonso d'Aragona fece ristrutturare il Castello e lo collegò all'isola con un ponte in muratura. Intanto nel 1453 l'Impero Romano d'Oriente cadde nelle mani dei Turchi, i quali infestavano le coste italiane con le loro scorrerie seminando terrore e distruzioni. Queste invasioni terminarono quando l'Imperatore d'Austria Carlo VI, re di Napoli e di Sicilia stipulò una tregua con i corsari di Tripoli e di Tunisi. Per difendersi dai pirati gli isolani si rifugiarono nel castello, nelle torri e nei nascondigli dell'Epomeo;giorno e notte c'erano sentinelle all'erta. Quando avvistavano le navi saracene facevano segnali di fumo se era giorno e di fuoco se era notte in modo da mettere in allarme gli isolani. Diverse invasioni furono tentate ai danni dell'Isola e tutte vennero respinte regolarmente grazie alla buona posizione del Castello.

I Borboni

Di fondamentale importanza nella crescita dell'isola d'Ischia fu la dominazione borbonica, durata fino al 1860.

I Borboni adorarono Ischia e, per il suo ulteriore sviluppo, curarono la realizzazione di diverse opere pubbliche. Elessero Ischia a loro dimora estiva e, avuta in dono una casa dal loro protomedico Francesco Buonocore, la trasformarono in Casa Reale. L'opera più grande portata a termine da Ferdinando II di Borbone fu la trasformazione dell'antico lago nell'attuale porto d'Ischia. Nel 1860, con l'unificazione dell'Italia, i reali siti di Ischia furono nazionalizzati e questo per molti di loro significò manomissioni, mancato rispetto delle loro caratteristiche e destinazioni d'uso. Nel 1938, durante il governo fascista, i Comuni dell'Isola furono unificati e chiamati semplicemente “Ischia”; un anno dopo fu istituito un apposito Ente per la Valorizzazione dell'Isola (E.V.I.). Alla caduta del Fascismo i comuni tornarono ad essere sei., l'E.V.I. rimase in vita e andò ad occuparsi in pianta stabile dell'attività turistica che andava sviluppandosi sull'Isola grazie all'impegno degli imprenditori ischitani e della classe politica emergente che trovò un validissimo esponente nel Sindaco Vincenzo Telese . Telese fu presidente dell'E.V.I. dopo aver abbandonato la carica di sindaco e la sua attività fu volta a promuovere la conoscenza dell'Isola d'Ischia nel mondo.

Last Updated ( Friday, 20 June 2008 11:13 )